Farmaci mancanti - Farmamente

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Farmaci mancanti



QUANDO I FARMACI NON SI TROVANO

Che sia un antipertensivo, un antiasmatico o un qualsiati altro tipo di farmaco destinato ad uno dei tanti malanni che affliggono il genere umano non importa, quello che conta è che spesso diventa irreperibile.
Il cittadino rimane interdetto davanti a questo evento inatteso e il farmacista non è in grado, suo malgrado, di dare ragguagli precisi al paziente.
Come possa accadere che un medicinale comune diventi all'improvviso introvabile rimane un mistero per chi non conosce il "mondo farmaceutico", ed è spesso causa di comprensibile preoccupazione per il malato al punto tale da scatenare una corsa all'accaparramento delle scorte residue, stile caccia al tesoro, presso farmacie via via sempre più distanti dal luogo di residenza.

In questo articolo cercherò di spiegarvi le ragioni che stanno alla base di questo grave disservizio.

Iniziamo col dire che dietro l'irreperibilità di un farmaco possono esserci motivazioni molto diverse. In generale si possono configurare due situazioni differenti:

CASO 1 (OGNI TIPO DI FARMACO)
Il farmaco è "CARENTE" in quanto l'azienda proprietaria, temporaneamente, non può assicurarne una fornitura appropriata e continua. La carenza può essere determinata da diversi fattori quali, per esempio, l’irreperibilità del principio attivo, problematiche legate alla produzione, provvedimenti a carattere regolatorio, imprevisto incremento delle richieste di un determinato medicinale, o emergenze sanitarie nei paesi di produzione. Ogni farmaco, sia di libera vendita che mutuabile, può diventare irreperibile a causa delle motivazioni appena citate e la sua assenza dagli scaffali della farmacia è imputabile, per varie ragioni, all'azienda produttrice.  

CASO 2 (FARMACI DISPENSATI DAL SSN E AD ELEVATO COSTO)
Il farmaco è "INDISPONIBILE" a causa di distorzioni economiche prodotte dal libero commercio che assoggetta il medicinale alle norme di un comune bene di consumo piuttosto che ad uno strumento decisivo per la salute pubblica. Questo genere di indisponibilità, essendo generato da ragioni speculative, interessa principalmente i farmaci dal buon valore di mercato  in grado di offrire un adeguato guadagno se venduti all'estero. L'indisponibilità non dipende dall'azienda farmaceutica ma dai distributori intermedi e dalle grandi "farmacie-grossiste".

Scendiamo nei particolari perchè questo è il punto delicato da approfondire.

Normalmente la filiera del farmaco è unidirezionale procedendo dall'azienda produttrice al cittadino secondo questo schema:



E' presente però un MERCATO PARALLELO del farmaco, assolutamente legale, la cui esistenza è consentita dalle regole europee del libero scambio delle merci.
La normativa europea vigente infatti, assimilando il "medicinale" ad un normale bene di consumo, da' la possibilità legale ai grossisti intermedi e alle grandi farmacie (sottolineo "grandi"), quelle in possesso delle autorizzazioni da "grossista", di rivendere in altri Paesi dell’Unione europea, dove costano di  più, i farmaci destinati al mercato nazionale.
La normale filiera viene così stravolta e gli scaffali delle farmacie aperte al pubblico, la stragrande maggioranza, rimangono prive del medicinale interessato all'esportazione:



PERCHE' ESISTE IL MERCATO DEL FARMACO?
Per far comprendere il meccanismo prendiamo come riferimento l'Italia.
Quando un farmaco è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) lo Stato italiano, tramite l'Aifa (Agenzia Italiana del FArmaco), si accorda con l'azienda farmaceutica per stabilire un prezzo italiano di mercato.
Il prezzo di un farmaco mutuabile è quindi frutto di una contrattazione tra le parti: l'agenzia governativa AIFA, da un lato, cerca di abbassarne il valore per risparmariare poi sui costi sanitari di rimborso su ricetta SSN, e l'azienda farmaceutica, dall'altro, tenta di spuntare un prezzo ragionevole per ottenere il miglior profitto possibile.
Il prezzo concordato è sempre agganciato al PIL nazionale, ovvero alla ricchezza e alla capacità di spesa del Paese, in questo caso l'Italia.

Come accade in Italia, così succede in ogni altro singolo Stato dell'Unione Europea. La conseguenza è che lo STESSO farmaco ha un prezzo DIVERSO da nazione a nazione.
In particolare i Paesi europei più ricchi, con un PIL più alto, pagano i medicinali mutuabili prodotti sul loro territorio nazionale un prezzo maggiore di quelli meno ricchi. Poichè però è consentito il libero mercato delle merci E' POSSIBILE ESPORTARE LEGALMENTE UN FARMACO DA UNA NAZIONE EUROPEA DOVE COSTA POCO AD UNA DOVE HA UN COSTO MAGGIORE GUADAGNANDO SULLA DIFFERENZA.

Faccio un esempio: il Clexane in confezione da 6 siringhe da 4000 UI è un eparinoide iniettabile utile per prevenire la formazione di coaguli di sangue e la  trombosi venosa; in Italia ha un prezzo concordato da Aifa con il produttore Sanofi (e rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale) di 32,70 euro a confezione, pari a 5,45 euro a  dose. In Germania il prezzo rimborsato dallo Stato sale fino a 11,65  euro a dose (il doppio!!). E' evidente che l'acquirente tedesco ha tutto l'interesse ad acquistare il prodotto d'importazione italiano e non quello nazionale.

Si tratta di una pura speculazione che nasce da un'evidente paradosso che Bruxelles non vuole correggere: i prezzi dei farmaci sono diversi, perchè determinati su parametri nazionali, ma la loro commercializzazione segue regole comuni estese a tutta l'area euro.

Il tipo di medicinale interessato alla speculazione e la direzione del commercio dipendono principalmente dall'ampiezza del differenziale tra prezzo del farmaco nel Paese d'origine e prezzo dello stesso nel Paese di destinazione: tanto maggiore è tale differenza e tanto maggiore sarà il guadagno per i grossisti esportatori. Per tale ragione sono soprattutto i farmaci mutuabili con prezzo importante ad essere interessati all'esportazione, non certo il Lasix 25mg 30cpr che costa solo 1,72 euro a confezione. Per lo stesso motivo la vendita speculativa procederà dai Paesi europei con economie più "povere", dove il farmaco ha minor prezzo, ai Paesi più "ricchi" dove lo stesso ha un valore di mercato ben più alto.

L'Italia, la Spagna, la Grecia, la Polonia, la Romania e la Slovacchia sono tra le nazioni in cui i prezzi dei farmaci etici sono tra i più bassi d'Europa, mentre la Germania, l'Inghilterra, la Danimarca, l'Olanda, la Norvegia e, più in generale, i Paesi del nord Europa sono le nazioni con i prezzi più alti. Questa differenza genera un flusso commerciale di farmaci dalla periferia al centro del continente:


Anche l'Italia è destinatario di farmaci provenienti dalla Grecia e dall'est europeo ma in misura più limitata essendo minore il guadagno per i grossisti rispetto alla vendita degli stessi nelle nazioni del nord Europa.

I responsabili di questa situazione non sono le Aziende farmaceutiche bensì i grossisti intermedi e le "farmacie-grossiste".
Alle aziende farmaceutiche i loro farmaci risultano infatti regolarmente distribuiti, sono i magazzini intermedi e le farmacie-grossiste che rivendono, speculandoci, i medicinali all'estero piuttosto che alle normali farmacie aperte al pubblico.

E L'UNIONE EUROPEA COSA FA?
Davanti alle distorsioni e allo strapotere del mercato, noi pazienti siamo completamente soli.  E anche quando le autorità nazionali di controllo hanno provato a  intervenire, l’Unione europea ha difeso sia il mercato, sia le sue  distorsioni. L’ha fatto nel 2003, con questa comunicazione della  Commissione di Bruxelles: «L’importazione parallela di medicinali è una  legittima forma di scambio in seno al mercato interno, fondata  sull’articolo 28 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (libera  circolazione delle merci) e soggetta a deroghe relative alla tutela  della salute e della vita...».
Nel tempo il business è cresciuto, e quando Polonia,  Romania e Slovacchia hanno tentato di limitare l’esportazione  parallela di farmaci dai loro magazzini, sono state denunciate proprio  da Bruxelles.
Negli ultimi anni la Commissione europea ha fatto timide ammissioni sulle distorsioni speculative del mercato farmaceutico promettendo provvedimenti che tutt'ora sono lungi dall'essere stati concretizzati.

PERCHE' LA UE NON PRENDE PROVVEDIMENTI?
Per capire perchè l'Unione Europea non prenda provvedimenti contro questo palese meccanismo speculativo prendiamo ad esempio il caso dell'Olanda.
Fatto 100 il prezzo di rimborso che lo Stato olandese riconosce al farmacista quando dispensa un farmaco prodotto in Olanda, lo stesso Stato rimborsa solo il 94% se il medesimo medicinale è importato da un'altra nazione europea risparmiando il 6%. Lo Stato olandese ha pertanto tutto l'interesse a favorire l'importazione dei farmaci dall'estero. Nello stesso momento il farmacista, pur rinunciando al 6% del rimborso, ha comunque un guadagno maggiore avendo acquistato il medicinale d'importazione con margini ben più ampi rispetto a quanto avrebbe fatto con l'omologo olandese.

In pratica TUTTI CI GUADAGNANO: i bilanci sanitari dei Paesi del Nord Europa, i farmacisti di quelle nazioni e i grossisti intermedi dei Paesi esportatori; i cittadini europei "nordici" guadagnano in termini di disponibilità di farmaci senza interruzione.
SOLO I CITTADINI DEGLI STATI ESPORTATORI RIMANGONO SENZA FARMACI.

IL CITTADINO COME PUO' DIFENDERSI?
Se la farmacia, anche ospedaliera,  non è in grado di fornire i farmaci prescritti dal medico, il cittadino può impugnare il comma 4 dell’articolo 105 contenuto nel Decreto legislativo 219 del 24 aprile 2006. È uno strumento legale fondamentale che di fronte ai rischi per la salute non va dimenticato.
Questo comma stabilisce che: «Il titolare dell’Aic  (Autorizzazione all’immissione in commercio, cioè la casa farmaceutica) è  obbligato a fornire entro le 48 ore, su richiesta delle farmacie, anche ospedaliere, un medicinale che non è reperibile nella rete di  distribuzione regionale».

Per ottemperare a questo obbligo di legge molte Aziende farmaceutiche hanno attivato numeri verdi dedicati che le farmacie territoriali possono chiamare per ordinare piccole quantità dei farmaci da loro prodotti ma mancanti in commercio. Ecco alcuni esempi:

  • MSD Italia: 800239989
  • PFIZER Italia: 800812552
  • SANOFI Italia: 8959895949
  • LILLY Italia: 800996695
  • BOEHRINGER Italia: 800992333

Esistono inoltre società di distribuzione intermedia come la Medifarma o Pharmaidea che avendo stabilito accordi diretti con alcune (non tutte) Aziende farmaceutiche sono in grado, dietro richiesta della farmacia, di reperire piccole quantità dei farmaci mancanti.

Qual'ora il farmacista territoriale, nonostante tutto, non riesca a reperire il farmaco in nessun modo purtroppo non rimane altro che attendere o rivolgersi al medico per cambiare medicinale.

Grazie per la lettura.

Stefano 10/04/2019








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