Favipiravir (AVIGAN) in infezione da COVID19 - Farmamente

Vai ai contenuti

Favipiravir (AVIGAN) in infezione da COVID19

visitor counter
Favipiravir, noto anche come T-705, Avigan o Favilavir è un farmaco antivirale sviluppato dalla Toyama Kagaku Kōgyō, una consociata della Fujifilm Holdings e approvato nel 2014 in Giappone per trattare le infezioni da virus pandemico influenzale.

Il farmaco viene convertito in forma attiva all'interno della cellula e va a bloccare la RNA polimerasi virale, un enzima chiave per la replicazione di molti virus ad RNA, tra cui anche il SARS Cov2.

In generale i virus a RNA possono causare infezioni del tratto respiratorio inferiore come bronchioliti e polmoniti, soprattutto in bambini piccoli, anziani e pazienti con compromissione del sistema cardiaco, polmonare o del sistema immunitario.
La RNA polimerasi è un enzima così importante per tutti i virus a RNA che non può subire grandi mutazioni senza il rischio di perdere in funzionalità. Per tale motivo è evolutivamente conservata immodificata in molte specie di virus a RNA.

Da questa evidenza derivano due considerazioni importanti:

  • un farmaco, come il Favipiravir, che blocca tale ezima risulta attivo contro molte specie di virus a RNA, compreso il SARS Cov2.

  • i virus a RNA mostrano poca capacità di sviluppare resistenza al farmaco perchè non si possono permettere di modificare la loro RNA-polimerasi se vogliono sopravvivere

Proprio per il suo ampio spettro d'azione il Favipiravir è quindi in grado di inibire la replicazione di molti virus a RNA, inclusi virus emergenti per i quali attualmente non è disponibile alcuna terapia antivirale (es. il SARS Cov2).
Questa molecola pertanto si presta ad un impiego "off-label", ovvero al di fuori dell'indicazione anti-influenzale per cui è stato concepito.
Favipiravir è già stato usato off-label infatti per il trattamento di pazienti infetti dal virus Ebola, ma non è stato possibile trarre conclusioni chiare sulla sua efficacia.

Favipiravir ha dimostrato di essere ben tollerato nei volontari sani e nei pazienti con infezione da virus influenzale; tuttavia le indagini di laboratorio hanno evidenziato che il farmaco ha proprietà TERATOGENE, mostra cioè la capacità di indurre MALFORMAZIONI FETALI se assunto in gravidanza.
L'impiego diffuso nella popolazione di tale farmaco, come avverrebbe in caso di epidemie virali, è quindi fortemente limitato da problemi di sicurezza.

In Giappone, a causa della sua teratogenicità, la somministrazione del Favipiravir richiede uno stretto controllo medico ed è consentita solo su ceppi virali per i quali non esistono altri farmaci efficaci; è quindi da considerarsi come un farmaco di riserva.

Il governo giapponese ha in scorta circa 2 milioni di dosi di Avigan e lo conserva a disposizione delle istituzioni mediche in caso di necessità come avvenuto durante l'epidemia di Ebola del 2014 quando il Giappone ha offerto il Favipiravir all'OMS: il 4 ottobre 2014 un'infermiera francese di Medici Senza Frontiere in Liberia è stata trattata con l'antivirale ed è sopravvissuta all'infezione.

Nel febbraio 2020, il Favipiravir è stato studiato in Cina come trattamento sperimentale COVID-19.
In un piccolo studio presso The Third People's Hospital di Shenzhen, il Favipiravir è stato somministrato a 35 pazienti affetti da COVID19 sugli 80 totali reclutati per l'indagine clinica; in quell'occasione il farmaco ha accorciato a 4 giorni il decorso della malattia rispetto agli 11 giorni del gruppo di controllo, trattato invece con l'associazione di altri antivirali (lopinavir/ritonavir). Il 91,43% dei pazienti trattati nello studio ha riportato miglioramenti significativi visibili con una TAC rispetto al 62,22% del gruppo di controllo.
Il 16 febbraio 2020 il Favipiravir, a seguito di questa sperimentazione, ha ricevuto l'approvazione a breve termine in Cina  come efficace agente antivirale contro l'infezione da COVID-19. Ora viene prodotto col nome di Favilavir.

Il 17 marzo 2020, Zhang Xinmin, direttore cinese del National Center for Biotechnology Development, ha dichiarato che i ricercatori cinesi di Wuhan e Shenzhen hanno dimostrato che il farmaco è efficace nel trattamento del COVID-19.

Al contrario della Cina, la Corea del Sud non ha invece consentito l'utilizzo del farmaco perché ritenuto non sicuro e non sperimentato sull'uomo.

CONCLUSIONI
Gli esperimenti sugli animali da labotarorio mostrano il potenziale TERATOGENO del Favipiravir sui feti, questo limita fortemente l'impiego di tale farmaco che trova utilizzo solo in caso di emergenza, anche in Giappone.

Stefano 22/03/2020

Bibliografia degli articoli consultati:





Torna ai contenuti