La vitamina D - Farmamente

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La vitamina D


CENNI STORICI

La  scoperta della vitamina D risale alla fine del 1800 quando, durante la  rivoluzione industriale, l’Inghilterra si trovò ad affrontare una estesa  epidemia di rachitismo infantile dovuto alla diffusa  malnutrizione (difetto della mineralizzazione della matrice ossea nei  bambini responsabile anche di deformità e fratture).

Nel 1918 Sir  Edward Mellanby identificò, come causa della malattia, un deficit  nutrizionale e iniziò a trattare con successo i piccoli pazienti  rachitici con la somministrazione di olio di fegato di merluzzo.
Inizialmente  l'attività terapeutica fu attribuita alla vitamina A. Tuttavia nel 1922  Elmer McCollum dimostrò che, dopo distruzione del contenuto in vitamina  A, l’olio di fegato di merluzzo rimaneva efficace nel contrastare il  rachitismo.
Era evidente quindi che il principio attivo doveva essere un altro; un' ipotetica "VITAMINA D", chiamata così solo perchè scoperta successivamente alle già note A, B e C.

La  natura chimica di questa vitamina "D" rimase ignota fino al 1928 quando  Adolf Otto Reinhold Windaus ne risolse la struttura prendendo, per  questo, il Nobel per la Chimica.

FONTI DI VITAMINA D

L' 80% della vitamina D nell'uomo deriva dall'esposizione solare, solo il restante 20% ha origine alimentare.

In estate la massima produzione di vitamina D è raggiunta dopo soli 10-15 minuti di esposizione solare, tuttavia la quantità totale di questa vitamina prodotta dipende da molte variabili:

  •    Intensità dell' irraggiamento solare ( la produzione di vit. D si riduce in inverno )
  •    Uso di schermi solari
  •    Caratteristiche della cute (è minore nei soggetti di pelle scura)
  •    Estensione della superficie cutanea esposta al sole
  •    Età (nei soggetti di età superiore a70 anni è fino a quattro volte inferiore rispetto a
  •    quella osservata a 20 anni

Quando  si parla di vitamina D in realtà non si parla di una sola sostanza ma  di una famiglia di molecole che vanno da D1 a D5. Di queste le due più  importanti,e con attività molto simile, sono la:

 - VITAMINA D2 (ergocalciferolo) di origine vegetale ⇒ fonte                   alimentare da piante e funghi

 - VITAMINA D3 (colecalciferolo) di origine animale ⇒ fonte cutanea       e alimentare da cibi animali e derivati.

Il  fabbisogno giornaliero di vitamina D (RDI) è pari a 400 IU provenienti  dagli alimenti, ma molte organizzazioni sanitarie raccomandano  caldamente di assumere 600 IU di vitamina D al giorno.

Tra gli alimenti più ricchi di vitamina D3 troviamo pesci come il SALMONE, lo SGOMBRO, l' ARINGA e la SARDINA, anche il tuorlo d' UOVO, il BURRO, il LATTE e i FORMAGGI contengono questa vitamina in quantità accettabili. Nel mondo vegetale sono fonte di vitamina D2 soprattutto i FUNGHI, i SEMI OLEOSI (madorle, noci ecc.)  e, in minor misura, alcune piante come gli SPINACI e la BIETOLA.

Una  volta assorbita nel circolo sanguigno la vitamina D non è ancora nella  sua forma biologicamente attiva. Essa si accumula nei tessuti adiposi  (questo perchè è una sostanza affine ai tessuti grassi) e poi passa per  il fegato per essere attivata. Da lì entra nel circolo sanguigno per  andare ad agire nei vari organi bersaglio.



MECCANISMO D'AZIONE DELLA VITAMINA D

La  vitamina D è una sostanza grassa (lipofila). Come tale attraversa  facilmente la membrana cellulare esterna e si lega al suo recettore come  una chiave alla serratura; il complesso che nasce da questo legame  entra nel nucleo cellulare e va ad indurre, nel DNA, la trascrizione di  specifiche proteine da cui deriverà l'effetto finale.


LIVELLI  RACCOMANDATI  DI  VITAMINA D  NEL  SANGUE

Le  linee guida italiane stabiliscono la soglia del deficit vitaminico di  vit.D a una concentrazione ematica inferiore a 30 ng/ml (75 nmol/l).

Nonostante  la latitudine, che favorirebbe la sintesi cutanea di vitamina D da  esposizione solare, l’Italia è tra i Paesi europei con i più bassi  livelli di vit.D.

Tabella dei valori di riferimento:




FUNZIONI FISIOLOGICHE DELLA VITAMINA D

  • METABOLISMO OSSEO:  il ruolo più noto della vitamina D riguarda il controllo della  mineralizzazione ossea. L’effetto principale della vitamina D è l’aumento dell’assorbimento di calcio e fosfato, di provenienza alimentare, a livello dell' intestino tenue. Ricordo che il minerale osseo è infatti il "fosfato di calcio"  . Stimola anche il recupero del calcio a livello renale così da ridurne  la quantità escreta con le urine.Un ridotto apporto di vitamina D  provoca fragiità ossea e rachitismo nei bambini.
   Vari studi indicano  che la supplementazione con vitamina D previene      le fratture nei  soggetti a       rischio di carenza come ad esempio gli        anziani e le donne in pre-menopausa e menopausa.

  • EFFICIENZA MUSCOLARE: la carenza di vitamina D, se protratta nel tempo, provoca debolezza muscolare, sudorazione, contratture e dolori muscolari.  Questo effetto è dovuto ad un processo di atrofia muscolare innescato  da bassi livelli di vitamina D nel sangue.  Viceversa un' adeguata  quantità di questa vitamina ha effetti "anabolizzanti" stimolando la  proliferazione delle cellule del tessuto muscolare, migliorando la  funzionalità contrattile e la forza delle stesse.

  • FUNZIONALITA' CARDIOVASCOLARE: la vit.D mantiene più elastici i vasi sanguigni contribuendo alla riduzione della pressione arteriosa, inoltre migliora la contrattilità cardiaca e l'efficienza del miocardio nella sua azione di "pompa".

  • EFFETTI SUL SISTEMA NERVOSO: la  vit.D esercita effetti positivi sulla velocità di conduzione dei  segnali nervosi, ottimizza la trasmissione tra i neuroni e l'efficienza  del Sistema Nervoso Centrale (SNC).  Bassi livelli di vitamina D  protratti per lungo tempo sono stati associati a disturbi dell’umore,  demenza, deterioramento cognitivo, malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer e peggioramento della memoria.
 Queste correlazioni tra  vit.D ed effetti benefici sul SNC non             trovano ancora spiegazioni certe ma appaiono statisticamente         evidenti.

  • EFFETTI SUL SISTEMA IMMUNITARIO:   la vit. D sul sistema immunitario svolge molteplici funzioni. Senza  andare troppo nel dettaglio data la complessità dell' argomento,  possiamo dire che questa vitamina interviene contro le infezioni batteriche e riduce l'aggressività del sistema immunitario nelle malattie autoimmuni.  In particolare essa reprime l'attività di alcune cellule (cellule  dendritiche) responsabili della risposta immunitaria e aumenta  l'espressione di altre (linfociti "T regolatori" ) che promuovono la  tolleranza verso i tessuti del nostro stesso organismo. Per questi  motivi i ricercatori hanno visto che la vit.D agisce da IMMUNOSOPPRESSORE SELETTIVO riducendo  il rischio di rigetto negli animali da laboratorio e i sintomi delle  malattie autoimmuni. Alcuni studi hanno messo in relazione  bassi  livelli di vit.D con la maggiore incidenza di patologie autoimmuni  (diabete tipo1, sclerosi multipla, malattia di Crohn, artrite  reumatoide, lupus ) registrata nei paesi nordici dove l'esposizione  solare è ridotta.


La vitamina D svolge un ruolo protettivo dalle infezioni stimolando la produzione di sostanze antimicrobiche, pertanto il suo  deficit è stato associato ad un aumentato rischio di infezioni, in particolare respiratorie, compresa la tubercolosi.

In sintesi: una  integrazione di Vit.D costante può risultare utile sia nel prevenire le  infezioni batteriche, sia nel ridurre i sintomi delle patologie  autoimmuni nei soggetti interessati.

VITAMINA D E TUMORI: in varie neoplasie è stata evidenziata un’attività antitumorale preventiva della vitamina D attribuita a diversi possibili meccanismi non ancora definiti con certezza.

Molte  altre condizioni patologiche sono state messe in relazione con un  deficit di vit.D che, pur non essendone la causa principale, sicuramente  ne facilita l'insorgenza; tra queste vi sono il DIABETE, la BPCO (malattia respiratoria cronica ) e disturbi dell' APPARATO RIPRODUTTIVO


Grazie per la lettura.

Stefano 07/04/2018



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