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Medicina di genere

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Che uomo e donna siano fisiologicamente diversi è evidente, che anche la medicina dovrebbe rispettare tali differenze è un concetto solo recentemente introdotto in ambito clinico.

Gli uomini e le donne presentano, infatti, sintomi, progressione della patologia e risposta ai trattamenti molto diversi tra loro sebbene siano colpiti dalla stessa malattia. Questa evidenza contrasta con le linee guida ufficiali, linee guida costruite prevalentemente intorno ad un ideale paziente di genere maschile (maschio adulto di circa 30 anni e peso 70 Kg) e successivamente adottate senza distinzione anche per il genere femminile.

La "Medicina di Genere" si pone come obiettivo il raggiungimento di una maggiore "personalizzazione" delle terapie in base alle innegabili diversità biologiche, ambientali e sociali esistenti tra uomo e donna con il fine di progettare percorsi di diagnosi e cura il più possibile aderenti alle reali specificità dei due sottogruppi umani. La Medicina di genere è di fatto un primo passo verso un approccio terapeutico di "precisione" volto a migliorare l'appropiatezza delle cure che dovrebbero essere cucite intorno al singolo paziente piuttosto che essere applicate in modo acritico, senza alcun adeguamento, ad ogni singolo malato.

In Italia si è cominciato a porre l'attenzione sulla questione di genere in medicina nel 1998 col progetto del Ministero della Salute "Una salute a misura di donna", nel 2008 seguì il progetto ministeriale "La medicina di genere come obiettivo strategico per la Sanità pubblica" e nel 2015 l'Istituto Superiore di Sanità istituì il "Centro di riferimento per la medicina di genere".

Attualmente non vi sono ancora dati scientifici ufficiali che guidino il medico nella scelta di una terapia che tenga presente il sesso ed l'età del paziente, ma la strada è aperta e molti professionisti si approcciano alla malattia con una nuova consapevolezza.

DIFFERENZE DI GENERE IN VARIE PATOLOGIE

  • INFARTO E ICTUS
In Italia la mortalità per eventi cardiovascolari (ictus e infarto) è ben maggiore nelle donne in età post-menopausale (48,4%) che negli uomini di pari età (38,7%). La sopravvivenza a 6 mesi dopo un infarto nell'uomo supera il 90% mentre nella donna è solo del 74%. Questi dati danno la misura di quanto sia ben più grave, mediamente, un evento cardiovascolare nella donna rispetto all'uomo al punto tale che l'infarto è la prima causa di morte femminile, superiore in termini numerici alla mortalità dovuta al tumore della mammella e dell'ovaio. La menopausa è inoltre un importante spartiacque anche tra donne di diverse età essendo questo evento della vita femminile decisivo nell'aumentare il rischio cardiovascolare nei soggetti non più fertili rispetto a quelli che ancora lo sono.
Anche i sintomi dell'infarto nella donna sono diversi rispetto all'uomo: il tipico dolore "a morsa" restrosternale nella donna è molto più sfumato che nell'uomo o è addirittura assente, essa può accusare solo sudorazione fredda, lieve affanno respiratorio o dolore dorsale tra le scapole. Anche gli esami diagnostici sono diversi: una coronarografia eseguita su una donna può dare esito negativo nonostante abbia avuto un infarto, questo perchè il cuore femminile subisce danni principalmente ai piccoli vasi e non alle grandi coronarie come accade nell'uomo. La scintigrafia miocardica o la RM cardiaca sono mezzi di indagine più apropriati nei pazienti donna.

  • CANCRO DEL COLON
Altro esempio di diversità di genere riguarda il cancro del colon: la donna sviluppa il tumore prevalentemente a livello del tratto "ascendente" e non del "discendente" come invece accade nell'uomo. Tale differenza rende molto più difficoltoso rilevare il sangue occulto nelle feci delle donne con conseguente ritardo nella diagnosi tumorale.

  • OSTEOPOROSI
L'osteoporosi, come ben si sa, è una patologia prevalentemente femminile, ma anche l'uomo non ne è esente del tutto e quando egli frattura il femore va incontro ad un rischio di mortalità doppio rispetto alle donne.

  • DEPRESSIONE
Sebbene la depressione sia un disturbo ampiamente presente nel mondo femminile, quando è l'uomo ad esserne colpito tale patologia assume caratteristiche più gravi infatti la tendenza al suicidio nel genere maschile è quattro volte superiore rispetto alla donna.

  • DEMENZE
La donna statisticamente ha un rischio doppio di ammalare di demenza rispetto all'uomo. Le cause di questa differenza sono probabilmente sia genetiche che ormonali ma ancora di fatto sconosciute.

  • ARTROSI
L'artrosi del ginocchio colpisce con frequenza tripla le donne rispetto agli uomini, quella dell'anca con frequenza doppia.

  • MALATTIE REUMATICHE AUTOIMMUNI
Appartengono alla grande famiglia delle malattie reumatiche autoimmuni le artriti infiammatorie croniche (artrite reumatoide), le connettiviti  sistemiche (lupus eritematoso sistemico, sclerodermia, sindrome di  Sjogren) e le vasculiti che tendono a colpire il  sesso femminile con una frequenza 9 volte superiore rispetto al maschile.

CONCLUSIONI
La Medicina di genere non è una recente "specialità" della medicina, bensì una sua nuova dimensione che nasce dalla costatazione che in passato troppi studi hanno indagato le patologie concentrandosi su casistiche quasi esclusivamente maschili; se si guarda per esempio quanto è stato prodotto nei lavori scientifici degli ultimi 50 anni sui fattori di rischio cardiovascolari (colesterolo, ipertensione, obesità ecc....) si nota che nei gruppi di studio sono state inserite pochissime donne e che le linee guida terapeutiche da essi scaturite sono, di conseguenza, più aderenti alle necessità di un paziente di genere maschile che femminile. Occorre apportare a questi studi le opportune correzioni che tengano conto dell'universo femminile e delle sue peculiarità fisiopatologiche.

Questo breve articolo ha lo scopo di informare il lettore sulle diversità di genere esistenti tra uomo e donna e sulla direzione verso cui si sta muovendo la medicina specialistica nella convinzione che il necessario cambiamento culturale passi anche attraverso la promozione di una nuova consapevolezza diffusa in tutta la popolazione.

Grazie per la lettura.

Stefano 27/06/2019

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